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Post del mese di SETTEMBRE 2010
29 NOVEMBRE 2007
Ing. Alessandro Placido
 

Approfondiamo quali aspetti investe la nuova configurazione sia per la barca che per l’atleta.

La variazione del sistema di fissaggio dei bracci (dal lato della mastra a sopra l’angolo di mastra) porta ad una variazione di stress per l’imbarcazione. Per la vogata di punta si ha un aumento di beneficio specie per imbarcazioni più grandi (4 e 8) in quanto essendo il braccio appoggiato su entrambi i lati dell’imbarcazione, la stessa risulta meno deformata rispetto alla struttura dei bracci monotubo che invece agiscono da una sola parte dell’imbarcazione. Per la vogata di coppia non si ha il bracciolo caricato da due forze laterali ma si caricano gli angoli di mastra dell’imbarcazione, inoltre il braccio si autoequilibra, essendo collegata la parte destra con la sinistra, riducendo molto i carichi che si trasferiscono sull’imbarcazione.
Per contro le deformate del braccio ad ala sono di gran lunga superiori rispetto quelle del braccio monotubo carbonio, che risulta in ogni caso, coppia o punta, più performante. Chiaro è che andrebbe valutato il sistema barca+braccio per capire l’effettivo, se c’è, beneficio.
Credo però che queste siano disquisizioni da costruttore. La cosa che conta per gli atleti è che indubbiamente, le barche risultano più stabili in quanto gli errori sono assorbiti dalla flessibilità del braccio. Un poco come tornare dai bracci monotubo carbonio a quelli alluminio. Inoltre essendo il braccio più pesante rispetto ai normali bracci sia monotubo carbonio che alluminio standard, l’equilibrio a rollio è più semplice da trovare (l’esempio tipico è quello dell’equilibrista che ha tra le mani una barra di peso non trascurabile per bilanciarsi).

Dite la Vostra…

Di: Ing. Alessandro Placido  |  in: Attrezzature
30 NOVEMBRE 2007
Ing. Alessandro Placido
 
Cosa diavolo fa quel pezzetto di plastica in fondo ai remi?
Il problema della resistenza immessa nell’acqua da parte dei remi, è un problema annoso che ha preso discussioni di molte ore. Partiamo dal presupposto che il remo deve avere resistenza in acqua altrimenti questo si muoverebbe e quindi non avremo la possibilità di far avanzare la barca usando la pala come fulcro di una leva di secondo grado. In realtà il remo per restituire una reazione al remo deve subire un’azione da parte del vogatore che non istantaneamente verrà trasferita in acqua. La reazione che l’acqua fa non è altro che una compressione degli strati di fluido attraverso la superficie della pala, i quali, essendo il liquido un incomprimibile, si dispongono dando reazioni vincolari tali da bloccare la pala. Certo è che sia in alto sia in basso, sia all’estremità l’acqua compressa può scappare. In questa fuga sarà favorito il lato esterno in quanto la pala ruota rispetto al suo centro di spinta mentre la barca sta avanzando ed allora le molecole d’acqua tendono a sfuggire creando una serie di scorrimenti. Nella parte posteriore della pala ciò non avviene allora la differenza di pressione che si crea tra interno e esterno crea un vortice di estremità molto intenso dipendente dalla forza esercitata. Chiaro che il vortice, essendo una depressione, richiama ancora più molecole a se e quindi si autoalimenta (vedi i tornado). Questi vortici sono molto resistenti (ad alta energia) se sono molto grandi, di bassa energia se sono più piccoli. La plastica che si inserisce all’estremità non fa altro che deteriorare la possibilità di creare un vortice unico concentrato, riducendo la resistenza del tutto.
Inoltre inserire un disturbo alle estremità crea un altro effetto usato nel mondo delle corse (vietato in Formula Uno, tanto è efficace): la presenza di un disturbo all’estremità, un bordo, un difetto, determina un forte aumento di resistenza ma anche un grande innalzamento delle forze verticali (portanti o deportanti a seconda della forma dell’ala). Dette forze contribuiscono alla resistenza allo scorrimento del remo in acqua. Nel mondo automobilistico detto elemento viene detto Nolder.

Cosa ne pensate? E la Vostra esperienza?
Di: Ing. Alessandro Placido  |  in: Attrezzature
 
 
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